Mobilità sanitaria passiva, Riboldi: «Per anni indeboliti gli ospedali di confine»
«Ora il Piemonte sta investendo per tornare attrattivo»

«Una Regione che per decenni ha scelto di non investire adeguatamente sugli ospedali di confine e che, dopo il Piano di rientro, ha ulteriormente indebolito molti presidi sanitari, spesso nel silenzio complice di buona parte della politica locale, non può stupirsi se negli anni tanti cittadini abbiano scelto di rivolgersi alla Lombardia o ad altre Regioni per curarsi».
Lo dichiara l’assessore alla Sanità della Regione Piemonte Federico Riboldi commentando i dati relativi alla mobilità sanitaria extra-regionale.
«La mobilità passiva è un tema reale, che conosciamo bene e sul quale stiamo lavorando con interventi strutturali e di lungo periodo. È però un fenomeno complesso, che non può essere letto in modo superficiale o ridotto soltanto a una classifica tra Regioni».
«La mobilità passiva è fisiologica in tutte le Regioni confinanti con aree fortemente attrattive e caratterizzate da una elevata concentrazione di strutture sanitarie, come Lombardia, Liguria ed Emilia-Romagna. In Piemonte pesa inoltre un elemento tecnico spesso ignorato nel dibattito pubblico: il sistema dei tetti e degli xtra-budget delle cliniche accreditate, che inevitabilmente incide sui flussi tra territori».
Nel 2024, infatti, sono venuti meno oltre 12 milioni di euro di mobilità attiva prodotti dal privato accreditato, proprio a causa dei limiti derivanti dal tetto nazionale di budget. Nel 2023 il comparto privato aveva erogato prestazioni oltre il budget assegnato, attività che però non ha potuto a norma di legge essere integralmente riconosciuta e che nel 2024 ha quindi registrato una fisiologica contrazione, con effetti diretti sulla capacità di attrazione extraregionale.
A questo elemento si è aggiunto anche l’incremento del costo dei farmaci, stimabile in circa 4 milioni di euro, che ha ulteriormente inciso sul saldo della mobilità sanitaria.
«Parliamo quindi di dinamiche molto più articolate rispetto a quanto spesso viene raccontato. Se si considera il delta negativo del 2023 e si sommano sia la riduzione della mobilità attiva del privato accreditato sia i maggiori costi farmaceutici, si arriva a un impatto complessivo di circa 24 milioni di euro».
«Questo però non significa subire passivamente il fenomeno – prosegue Riboldi –. Significa lavorare per rendere il Piemonte sempre più attrattivo, costruendo nuovi ospedali e assumendo personale».
Negli ultimi anni infatti la Regione ha avviato un importante piano di rilancio della sanità pubblica piemontese, con quasi 5 miliardi di euro di investimenti destinati alla realizzazione di 11 nuovi ospedali e all’ammodernamento dell’intera rete sanitaria regionale, comprese tecnologie e grandi apparecchiature.
In questa direzione si inserisce anche il percorso avviato dalla Regione per il riconoscimento di 7 IRCCS pubblici, a partire da quello di Azienda Ospedaliero Universitaria SS Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria, in un territorio particolarmente esposto alla mobilità passiva per la vicinanza con Lombardia, Liguria ed Emilia-Romagna.
«Oggi il Piemonte ha un solo IRCCS, Candiolo. Rafforzare la rete pubblica dell’alta specializzazione significa aumentare la capacità di trattenere pazienti e attrarne da fuori Regione» conclude Riboldi.


