Cultura e Società

Anne-Sophie Mutter debutta al Lingotto con Beethoven

La Royal Philharmonic Orchestra di Vasily Petrenko esegue la monumentale Quinta Sinfonia di Mahler

Cinquant’anni di carriera, un suono inconfondibile, un repertorio che spazia dai classici viennesi alla musica del nostro tempo con decine di opere scritte e dedicate a lei dai maggiori compositori contemporanei: protagonista del Concerto per violino e orchestra op. 61 di BeethovenAnne-Sophie Mutter è per la prima volta ospite di Lingotto Musica venerdì 22 maggio alle 20.30 per l’appuntamento conclusivo della rassegna I Concerti del Lingotto 2025-2026.

Insieme a lei, sul podio dell’Auditorium Giovanni Agnelli (via Nizza 280, Torino) il direttore Vasily Petrenko alla guida della Royal Philharmonic Orchestra, blasonata formazione britannica che torna al Lingotto dopo quindici anni di assenza. A suggello della serata, la Quinta Sinfonia di Mahler: autentico dramma in musica che, attraversando ombre e tensioni, approda a una potente affermazione di vita. Precede il concerto, alle ore 18.30 in Sala Londra, la conferenza introduttiva sulla Quinta Sinfonia di Mahler a cura del musicologo Attilio Piovano (ingresso libero).

La serata rientra nell’ambito del programma Lingotto Musica per la Comunità e vede come Charity Partner la Fondazione Ricerca Molinette: nata dalla collaborazione tra Università degli Studi di Torino e Ospedale Molinette, da oltre vent’anni sostiene la ricerca traslazionale nel polo “Città della Salute e della Scienza di Torino”, promuovendo pubblicazioni scientifiche, innovazione clinica e miglioramento delle strutture ospedaliere a beneficio della comunità.

Anne-Sophie Mutter

Considerata un’autentica leggenda del violino, Anne-Sophie Mutter si avvicina allo strumento in tenera età, rivelando un talento straordinario che attira presto l’attenzione di Herbert von Karajan: a soli tredici anni debutta con lui e i Berliner Philharmoniker al Festival di Salisburgo del 1977, dando inizio a una luminosa carriera.

Nel corso degli anni ha collaborato con i più grandi direttori d’orchestra del mondo, oltre a esibirsi con le principali orchestre internazionali, tra cui spicca il lungo sodalizio artistico con i Berliner Philharmoniker. Profondamente impegnata nella musica contemporanea, ha stretto rapporti privilegiati con compositori del calibro di Witold Lutosławski, Krzysztof Penderecki, André Previn e John Williams.

La sua discografia, interamente incisa per Deutsche Grammophon, conta oltre settanta album e comprende un vasto repertorio dal barocco al romanticismo, dalla musica contemporanea alle colonne sonore. I riconoscimenti ottenuti sono straordinari: quattro Grammy Awards, il Praemium Imperiale (Giappone, 2019), il Polar Music Prize (Svezia, 2019) e l’Ernst von Siemens Music Prize (Germania, 2008) oltre a numerose onorificenze nazionali e dottorati honoris causa. Il suo impegno sociale si esprime attraverso la Fondazione Anne-Sophie Mutter, istituita nel 1997 per sostenere giovani talenti in tutto il mondo.

Il rapporto profondo e duraturo di Mutter con il Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 61 di Beethoven è testimoniato da due incisioni per Deutsche Grammophon: la prima, pubblicata nel 1985, fu eseguita sotto la direzione di Karajan con i Berliner Philharmoniker quando l’interprete aveva solo sedici anni, segnando l’inizio di una lunga collaborazione artistica.

Quasi due decenni dopo, nel 2002, la violinista è tornata sul brano registrandolo dal vivo con Kurt Masur e la New York Philharmonic. Composto in poche settimane nel 1806, il Concerto nacque su commissione del virtuoso Franz Clement, che lo eseguì in prima assoluta a Vienna con pochissime prove. Il lavoro fu accolto con freddezza dai contemporanei, ma fu rivalutato nel corso dell’Ottocento, divenendo una pietra di paragone per ogni violinista. La sua grandezza risiede nell’equilibrio perfetto tra solista e orchestra, all’interno di una scrittura orchestrale di ricchezza e complessità sinfonica inusitata per il genere.

A concludere degnamente la Stagione 2025-2026 dei Concerti del Lingotto con la monumentale Quinta Sinfonia di Mahler è la Royal Philharmonic Orchestra, una delle realtà orchestrali più dinamiche del panorama internazionale, in grado di combinare tradizione e innovazione.

Fondata nel 1946 da Sir Thomas Beecham, nel corso della sua storia è stata guidata da importanti direttori, tra cui Rudolf Kempe, André Previn, Vladimir Ashkenazy, Daniele Gatti e Charles Dutoit, con i quali ha costruito un’ampia e pluripremiata discografia che spazia dal grande repertorio sinfonico alla musica contemporanea e alle colonne sonore, fino ad incursioni nella musica pop e rock.

Dal 2021 la direzione musicale dell’Orchestra è affidata a Vasily Petrenko: formatosi al Conservatorio di San Pietroburgo, sua città natale, il direttore russo naturalizzato britannico ha guidato tutte le più importanti formazioni in Europa e America, affiancando un costante impegno in ambito operistico.

Apprezzato per la profondità interpretativa e l’energia delle sue letture – testimoniate da una vasta discografia – Petrenko è particolarmente attivo nel repertorio russo e tardo-romantico. Nel 2017 ha ricevuto il premio “Artist of the Year” ai Gramophone Awards, dieci anni dopo aver già ottenuto lo stesso riconoscimento nella categoria “Young Artist of the Year”.

Composta tra il 1901 e il 1902 ed eseguita per la prima volta a Colonia sotto la direzione dello stesso Mahler, la Quinta Sinfonia segna un punto di svolta nella sua produzione: per la prima volta il compositore rinuncia al canto e ad ogni riferimento extramusicale esplicito, affidando alla sola orchestra il compito di narrare un dramma interiore di straordinaria intensità.

Il celeberrimo Adagietto per soli archi e arpa è diventato una delle pagine più famose di tutta la musica classica, reso immortale anche dalla sua apparizione nel film Morte a Venezia di Luchino Visconti.

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