Cultura e Società

Daniele Gatti inaugura la Stagione dei Concerti del Lingotto

Alla guida della Sächsische Staatskapelle Dresden

Quasi cinque secoli di storia racchiusi in un suono che la tradizione chiama semplicemente «Dresdner Klang». Fondata nel 1548, la Sächsische Staatskapelle Dresden è una delle orchestre più antiche del mondo: Wagner la definì la sua «arpa miracolosa» e Richard Strauss le affidò la prima esecuzione di nove delle sue opere.

È questa formazione a inaugurare giovedì 29 ottobre alle 20.30, all’Auditorium Giovanni Agnelli di Torino (via Nizza 280), la Stagione 2026–2027 dei Concerti del Lingotto, sotto la guida del suo direttore principale Daniele Gatti: un ritorno, il tredicesimo, che lo conferma la bacchetta più presente nella storia della rassegna e che per la prima volta lo vede alla testa della compagine sassone. Al centro del programma pagine dal Parsifal di Richard Wagner e la Seconda Sinfonia di Johannes Brahms: repertorio che direttore e orchestra custodiscono come parte della propria identità.

«Apriamo la Stagione 2026-2027 forti di un’annata che ha segnato i risultati più alti della nostra storia in termini di pubblico e di numero di appuntamenti» dichiara Paola Giubergia, Presidente di Lingotto Musica. «Inaugurare con la Staatskapelle di Dresda e Daniele Gatti conferma la vocazione di Lingotto Musica ad accogliere le formazioni e gli interpreti di riferimento della scena internazionale, e annuncia al tempo stesso un cartellone di artisti eccellenti che, partendo dal grande repertorio amato dal pubblico, non rinuncia al piacere della scoperta. Accanto alla musica riprendiamo inoltre il percorso di Lingotto Musica per la Comunità, lieti di ritrovare al nostro fianco Specchio dei tempi, da mezzo secolo una presenza costante nell’impegno sociale del nostro territorio».

«Siamo lieti – afferma Andrea Gavosto, Consigliere Delegato della Fondazione La Stampa – Specchio dei tempi – che una serata così importante per la stagione di Lingotto Musica possa contribuire a sostenere le Tredicesime dell’Amicizia, che tratta un tema per noi fondamentale: la vicinanza alle persone anziane che vivono in condizioni di solitudine e difficoltà. Da cinquant’anni questa iniziativa traduce la generosità di migliaia di donatori in un aiuto concreto e continuativo per migliaia di anziani. È proprio questa attenzione alle fragilità che ci permette di essere presenti accanto a chi ha più bisogno».

Torna a Torino, a tredici anni dall’ultima presenza nel cartellone del Lingotto, la Sächsische Staatskapelle Dresden. Nata come cappella di corte per volontà del principe elettore Maurizio di Sassonia e da allora legata alle vicende della città di Dresda, annovera fra i propri maestri Heinrich Schütz, Johann Adolf Hasse e Carl Maria von Weber. Sul suo podio si sono succeduti, fra gli altri, Ernst von Schuch, Fritz Busch, Karl Böhm, Rudolf Kempe, Bernard Haitink e, dal 2012 al 2024, Christian Thielemann. Orchestra residente del Festival di Pasqua di Salisburgo dal 2013 al 2022 – lavoro che le è valso il Premio Herbert von Karajan – affronta ogni stagione circa 250 recite d’opera e di balletto alla Semperoper, oltre a una cinquantina di concerti sinfonici e cameristici.

Ne regge le sorti dalla stagione 2024–2025 Daniele Gatti, accolto per la prima volta dall’orchestra nel febbraio del 2000 su invito dell’allora direttore principale Giuseppe Sinopoli. Milanese, classe 1961, formatosi in composizione e direzione al Conservatorio Giuseppe Verdi e approdato alla Scala a ventisette anni, ha guidato come direttore principale l’Orchestre National de France, l’Opera di Zurigo e la Royal Concertgebouw Orchestra, ed è stato direttore musicale del Teatro dell’Opera di Roma. Con Parsifal il sodalizio è di lunga data: lo ha diretto nel 2008 a Bayreuth, nell’allestimento di Stefan Herheim che inaugurava il Festival, e poi al Metropolitan di New York con la regia di François Girard, mentre con il Concertgebouw ne ha inciso il Preludio e il Karfreitagszauber. Tre volte Premio Abbiati come miglior direttore, nel 2025 è tornato a Bayreuth per una nuova produzione di Die Meistersinger von Nürnberg. 

Nell’estate del 1877, mentre sulle rive del Wörthersee Brahms porta a termine la Sinfonia n. 2, a Bayreuth Richard Wagner comincia a comporre Parsifal: due partiture nate nella stessa stagione eppure quasi agli antipodi, che il programma della serata mette a confronto. In apertura tre pagine orchestrali dal «dramma sacro» wagneriano, con cui il compositore si congedò dal teatro musicale. Andato in scena a Bayreuth nel 1882 dopo cinque anni di gestazione, Parsifal è attraversato da una forte connotazione mistica, esplicitamente rivendicata dallo stesso Wagner. Il Preludio del primo Atto introduce in un mondo raccolto e rituale, sospeso fra contemplazione e presagio, in cui i cavalieri del Graal custodiscono la sacra coppa che ha raccolto il sangue di Gesù redentore; il Preludio del terzo Atto ne restituisce il volto più cupo, fatto di attesa e di smarrimento, specchio del lungo errare del protagonista. Chiude la prima parte il Karfreitagszauber, l’Incantesimo del Venerdì Santo, in cui la natura rifiorisce nel giorno della Passione e il dramma, dopo tanta oscurità, trova la sua pagina più serena e luminosa.

Tutt’altra la temperatura della Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73 di Johannes Brahms, che i Wiener Philharmoniker presentarono il 30 dicembre 1877 sotto la direzione di Hans Richter – a pochissima distanza dalla Prima Sinfonia. Nata in tempi brevissimi, la partitura ricerca una dimensione intima, quasi cameristica, che si allontana dai tradizionali principi sinfonici ma non cancella le zone più scure: al direttore Vincenz Lachner, che nel 1879 gli domandava la ragione dei cupi interventi di tromboni e timpani nell’Allegro non troppo, Brahms rispose rivendicandoli come un’ombra necessaria di una sinfonia serena e confessandosi «uomo profondamente malinconico».

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