Cultura e Società

“Belly Button”, lo spettacolo che ruota attorno all’ombelico

Uno spettacolo per esplorare le relazioni familiari e il desiderio di riappropriarsi del proprio ombelico, ponte di passaggio verso il passato e le proprie origini. Sabato 12 aprile alle 21 allo Spazio Kairos, via Mottalciata 7, va in scena “Belly Button“, scritto e diretto da Agnese Mercati con Erica Landolfi, la stessa Mercati, Carola Rubino ed Elia Tapognani.

Belly Button, una produzione della torinese Crack24, nasce dall’ombelico e risponde al desiderio di riscrivere il passato, giocando a cambiarlo e non più a subirlo, per arrivare a comprenderlo. Evitare il viaggio di ritorno a casa, è evitare se stessi, evitare la vita. Come mi trasformo da vittima a creatore? Come ti dico quello che non ti ho mai detto?

Come l’ombelico è il segno di un distacco, così lo spettacolo vuole essere testimonianza della crescita di una figlia e delle scelte che ne costituiscono il percorso di vita. Tutto ciò da cui siamo stati sradicati o da cui ci si è voluti sradicare continua a essere parte di noi: le tracce di chi siamo stati da piccoli, del modo in cui siamo stati cresciuti, dell’ambiente sociale che abbiamo respirato e del suo linguaggio. In che misura ne siamo dominati? Siamo veramente noi a scegliere? Siamo ciò che facciamo o ciò che non abbiamo fatto?

La chicca? Durante lo spettacolo si sperimentano spazi virtuali e fisici. Prima dell’inizio di Belly Button il pubblico, inquadrando un codice QR con il cellulare, accederà al gruppo whatsapp Famiglia, una grande chat collettiva in cui potrà votare tramite sondaggi il corso della storia. Sulla scena, quasi spoglia, sovrasta un grande schermo su cui verrà proiettata in live la chat.

Lo spazio in cui si muovono i tre attori è una scatola della memoria, uno spazio del ricordo, un non-luogo onirico in cui far ballare tutto ciò che è accaduto o che avremmo voluto accadesse, tutto quello che ci siamo detti e soprattutto non detti. Le possibilità acchiappate o le mille negate, ricordi veri e falsi, realtà e immaginazione si mischiano, si contagiano, si confondono sempre più, così il confine tra ciò che è possibile e impossibile diventa sempre più sottile.

Il passato torna per essere vissuto non passivamente, in questo spazio si presenta la possibilità di giocare con lui, di ripararlo, distorcerlo, ripeterlo all’infinito. Sulla scena oltre agli oggetti che appartengono ai ricordi scelti dal pubblico, rimarranno tutti quelli non scelti, simbolo delle possibilità mancate e delle identità perdute.

Il ruolo attivo del pubblico

Gli spettatori hanno un ruolo attivo all’interno dello spettacolo, saranno loro i responsabili delle scelte dei tre protagonisti e i sondaggi a cui risponderanno sulla chat Famiglia saranno a duplice scelta.

Ad una spettatrice chiamata in casa-causa verrà affidato il ruolo di figlia, diventerà così il doppio della protagonista sotto gli occhi degli altri spettatori che assumeranno invece il ruolo di “paese”, “mondo”, autori e testimoni della storia familiare. Un’unica domanda aperta arriverà in chat e sarà quella finale dopo la quale ognuno potrà scrivere ciò che non ha mai avuto la possibilità o il coraggio di dire al proprio padre.

Lo spettacolo cambia forma ogni messa in scena, in una dinamica di interazione ludica dove la domanda sarà una possibilità condivisa e avrà molteplici direzioni.

“Belly Button”: quando e come è nato il progetto

Nasce da un’idea di Agnese Mercati della Compagnia Crack24 all’interno del progetto Fahrenheit 2.0 #ArtNeedsTime – un format artistico partecipato che usa come argomento la letteratura, ideato e curato dalla compagnia teatrale Il Mulino di Amleto diretta da Marco Lorenzi e Barbara Mazzi in collaborazione con Asterlizze.

Alla domanda “Che libro salveresti da un ipotetico rogo?” ho risposto “Chi ha ucciso mio padre” di E. Louis ed è da questo testo che sono partita per creare un primo studio.

Nel 2023 grazie al percorso di accompagnamento alla produzione di CasaFools mi sono allontanata sempre di più dal pamphlet di E. Louis mantenendosi invece salda alle sensazioni che ho provato leggendolo, ciò che mi ha attraversato è diventato materiale di indagine per un secondo studio.

Premessa artistica

Da dove vengo? Da una vecchia casa in mezzo al bosco, la famiglia che vi abita ha radici profonde come gli alberi che si vedono dalla finestra. Ci sono maledizioni di vecchia generazione, alberi che cadono, dipendenze ereditarie, violenze meccaniche, morti precoci e morti che invece non arrivano mai.

Da qui è difficile credere che si possa scappare. Chi sono? Una scappata di casa. Dove sto andando? Sto ritornando a casa.

Questo spettacolo nasce dal desiderio di riappropriarsi del proprio passato per arrivare a comprendersi, ad accettarsi, a ri-partorirsi magari. È necessaria una riconciliazione con tutta una parte di me che ho rifiutato, respinto, rinnegato.

Tutto ciò da cui mi sono voluta sradicare continua a essere parte di me: le tracce di chi sono stata da piccola, della famiglia che mi ha cresciuta, del paese che ho respirato e del suo linguaggio resistono in me anche se l’ambiente in cui vivo ora è cambiato. In che misura ne sono dominata? Più le nego, più le nascondo, più ne sono schiava. Per uscire dalla prigione bisogna conoscerla.

Come facciamo a cambiare? Possiamo costruirci il nostro destino? Cosa c’è oltre l’odio? Cosa c’è fuori dalla prigione? La verità è che non accetto di perdere, di morire nella casa in mezzo al bosco e mi fa male pensare che altri credano di essere costretti a restarci, per questo nasce Belly Button.

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