Dalla mobilitazione al Brennero alla Legge Caselli, per la tutela dell’agroalimentare italiano
In uno scenario di complessa crisi economica che investe l’intera Europa

Sostegno alle imprese che esportano attraverso stanziamenti dedicati alla promozione sui mercati internazionali, miglioramenti logistici e attivazione di politiche a difesa dell’italian sounding. Questi, i punti cardine su cui è necessario lavorare per migliorare l’export piemontese, anche, delle piccole imprese agricole.
Nel 2025, l’export piemontese ha rasentato i 62 miliardi di euro, segnando un +3% rispetto all’anno precedente e rappresentando il 14% del totale delle esportazioni del nord Italia. In questo ambito, l’agroalimentare, con i suoi 10,2 miliardi di euro, si conferma per valore tra i principali comparti, segnando un +9% rispetto al 2024. Per il Piemonte, i principali mercati di destinazione sono la Francia, la Germania, gli Stati Uniti, la Spagna e la Polonia. Dati emersi in occasione del recente “Obiettivo export. Imprese e territori del nord Italia” svoltosi alle Officine Grandi Riparazioni di Torino.
“Difendere il nostro patrimonio agroalimentare e superare le distorsioni del sistema doganale sull’origine dei prodotti restano due degli obiettivi cardine nell’ambito del commercio estero, per mantenere e rafforzare il trend evidenziato alle OGR” commenta la Presidente Coldiretti Asti Monica Monticone. “In questa direzione, lo scorso 27 aprile, siamo tornati in mobilitazione al Brennero tra le migliaia di agricoltori provenienti dall’intero Piemonte”.
Si stima che, con l’ottenimento della modifica del Codice Doganale sull’ultima trasformazione sostanziale (per evitare di rendere italiano ciò che non lo è), gli stessi agricoltori potrebbero recuperare almeno 20 miliardi di euro; fondi preziosi per mitigare l’effetto dei rincari dei costi di produzione e gli aumenti dei prezzi al consumo.
“Un bel polmone di ossigeno utile a lenire gli effetti della complessa crisi economica che, alimentata da shock energetici e da instabilità geopolitica, sta investendo l’Europa, incluso il comparto agroalimentare piemontese” riprende Monticone. “La situazione dello stretto di Hormuz, col conseguente aumento del petrolio, sta infatti innescando una nuova crisi energetica, in un contesto di già precario equilibrio dato dal debito che limita la spesa pubblica con l’aumento dei costi per interesse. Come già avvenne nel 2007 e nel 2010, occorre una maggiore integrazione politica e strutturale nell’Eurozona e, su questo fronte, Coldiretti sta facendo la sua parte, per quanto di competenza, direttamente ai tavoli nazionali ed europei”.
“Altro traguardo importante è stata la recente approvazione alla Camera della Legge Caselli, volta a tutelare le eccellenze di una filiera agroalimentare che, oggi, vale 707 miliardi di euro, e che, nella Dop Economy, trova la sua espressione più avanzata, andando a garantire maggiore sicurezza ai consumatori e ai produttori” aggiunge il Direttore Giovanni Rosso. “Un passaggio coerente con la storica battaglia della nostra Organizzazione per rendere obbligatoria l’origine su tutti i prodotti europei e smascherare i casi di italian sounding”.
La Legge Caselli, fortemente sostenuta dalla Coldiretti e dall’Osservatorio Agromafie, è un insieme di norme per contrastare le frodi agroalimentari e l’agropirateria. Approvata lo scorso mese di aprile, la Legge introduce nuovi reati nel codice penale, inasprisce le sanzioni e rafforza i controlli su etichettatura, origine e denominazioni (dop e igp).



