Cultura e Società

L’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia apre il 2026

Il doppio debutto di Manfred Honeck e Simon Trpčeski

Nel segno del grande sinfonismo dell’Ottocento, i Concerti del Lingotto inaugurano il 2026 con il doppio debutto sul palco dell’Auditorium Giovanni Agnelli del direttore Manfred Honeck e del pianista Simon Trpčeski insieme al ritorno dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Il programma della serata, venerdì 9 gennaio 2026, alle 20.30, ruota intorno al celebre Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra di Pëtr Il’ič Čajkovskij, incorniciato dall’Ouverture da Oberon di Carl Maria von Weber e dalla luminosa Sinfonia n. 8 in sol maggiore di Antonín Dvořák.

L’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Fondata nel 1908, è stata la prima compagine italiana a dedicarsi esclusivamente al repertorio sinfonico, promuovendo fra l’altro le prime esecuzioni di pagine come Fontane di Roma e Pini di Roma di Ottorino Respighi. Nel corso della sua storia ha lavorato con alcuni dei più grandi interpreti del Novecento e del nostro tempo – da Mahler, Strauss e Stravinskij a Toscanini, Furtwängler, Karajan, Bernstein e Abbado – ed è oggi regolarmente ospite delle principali sale da concerto internazionali, dalla Philharmonie di Berlino alla Royal Albert Hall, dal Musikverein di Vienna alla Carnegie Hall. Dalla stagione 2024–25 l’orchestra ha intrapreso un nuovo percorso artistico sotto la direzione musicale di Daniel Harding, con il quale ha preso il via anche una nuova fase della propria attività discografica con l’etichetta Deutsche Grammophon.

Alla sua guida Manfred Honeck, direttore austriaco che si è affermato come una delle personalità più autorevoli della scena internazionale. Dal 2008 è Direttore musicale della Pittsburgh Symphony Orchestra, con la quale è stato protagonista di una pluripremiata discografia, che include un Grammy Award per la Migliore Esecuzione Orchestrale. La sua formazione affonda le radici nell’esperienza come violista dei Wiener Philharmoniker e dell’orchestra dell’Opera di Stato di Vienna, cui si è aggiunta un’intensa attività sul podio: dopo gli esordi a Vienna come assistente di Claudio Abbado, si è progressivamente affermato sulla scena internazionale, arrivando a lavorare con le principali orchestre europee e americane e a essere regolarmente invitato nelle principali sedi internazionali.

Solista della serata è Simon Trpčeski, pianista di origine macedone, salito alla ribalta internazionale circa vent’anni fa come “New Generation Artist” della BBC. Da allora ha collaborato con oltre cento orchestre nei quattro continenti – tra cui London Symphony, Royal Concertgebouw, Orchestre National de France, Tonhalle-Orchester Zürich, New York Philharmonic, Chicago Symphony, Los Angeles Philharmonic e San Francisco Symphony – sotto la direzione di maestri come Lorin Maazel, Vladimir Ashkenazy, Gustavo Dudamel, Antonio Pappano, Charles Dutoit, Andris Nelsons e Kazuki Yamada.

Apre il programma l’Ouverture da Oberon di Carl Maria von Weber, pagina che, pur nata come introduzione all’opera romantica in tre atti rappresentata a Londra nel 1826, ha conquistato una vita autonoma come brano da concerto. L’opera si ispira al poema di Christoph Martin Wieland e, più a monte, all’immaginario shakespeariano del Sogno di una notte di mezza estate: al centro c’è il potere incantatorio della musica, capace di sciogliere incantesimi e rovesciare i destini. L’Ouverture ne restituisce in pochi minuti l’atmosfera fiabesca – a partire dall’inconfondibile richiamo del corno solo, legato al magico strumento che soccorre gli amanti – alternando sospensioni notturne e brillanti slanci orchestrali.

Il cuore del concerto è il Concerto n. 1 in si bemolle minore op. 23 di Čajkovskij, uno dei cavalli di battaglia del grande repertorio romantico. Composto tra il 1874 e il 1875, il brano nacque in un periodo di straordinaria creatività per il compositore, che in quegli anni diede vita anche al balletto Il lago dei cigni, alla Quarta Sinfonia e all’opera Evgenij Onegin. La storia della prima esecuzione è leggendaria: inizialmente respinto con dure critiche dal pianista Nikolaj Rubinštejn, il Concerto fu infine dedicato a Hans von Bülow, che lo presentò al pubblico statunitense a Boston nell’ottobre 1875, ottenendo un trionfo destinato a durare nel tempo.

La serata si chiude con la Sinfonia n. 8 in sol maggiore op. 88 di Antonín Dvořák, composta nel 1889 con l’intento dichiarato di «scrivere un’opera diversa da tutte le altre Sinfonie, con idee personali e lavorate in modo nuovo». Dal tono bucolico e dal lirismo luminoso, l’Ottava si distingue per i continui richiami alla musica popolare boema e per soluzioni formali originali – come il movimento finale, impostato su una libera forma di variazioni – che ne fanno uno dei vertici più personali e riconoscibili del catalogo sinfonico di Dvořák.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio