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Da oggi al Centro Storico Fiat: “Torino-Togliatti 1966-2026. Uno stabilimento grande subito”

È stata una delle ultime grandi imprese industriali del secondo Novecento. Sessant’anni fa Vittorio Valletta, presidente della FIAT, firmava con i sovietici l’accordo per la costruzione di uno stabilimento per la produzione di automobili nella città di Togliatti. Claudio Giunta e Giovanna Silva ci sono tornati per documentare quell’impresa – e quello che è venuto dopo.

Allestita al Centro Storico Fiat – dove, nel maggio del 1966, venne firmato lo storico accordo che regolava la collaborazione tra Italia e Unione Sovietica per la realizzazione dello stabilimento AutoVAZ – la mostra ripercorre le vicende che permettono alla Fiat di “mettere i sovietici al volante”: non solo un episodio di cronaca industriale, ma anche una delle più audaci operazioni di diplomazia parallela della Guerra fredda, che chiama in causa i principali attori internazionali dell’epoca, da Chruščëv a Kosygin, da Kennedy al segretario alla Difesa McNamara.

L’esposizione intreccia due livelli di narrazione. Da un lato, la documentazione storica conservata negli archivi del Centro Storico Fiat – fotografie, carte amministrative, relazioni tecniche, telegrammi, disegni e corrispondenza – restituisce il contesto politico, industriale e umano che accompagna la nascita dello stabilimento AutoVAZ e della città di Togliatti. Dall’altro, i contributi di Giovanna Silva e Claudio Giunta rileggono quella vicenda a distanza di oltre mezzo secolo, interrogandone le tracce ancora visibili nel paesaggio urbano, nelle architetture, nelle memorie individuali e nei documenti stessi. Ne emerge un racconto stratificato in cui il materiale d’archivio non assume soltanto valore testimoniale, ma diventa strumento di interpretazione, capace di far dialogare il passato e il presente.

Già nel 1962 il presidente della Fiat Valletta e quello dell’URSS Chruščëv concordano che costruire trattori sia meglio che costruire armamenti. Alle automobili, tentazione borgese per eccellenza, si arriverà poco dopo. Il fascino degli archivi è anche questo: i verbali degli incontri al Kremlino accanto ai telegrammi dei collaudatori preoccupati dall’usura delle Fiat 124 sulle strade del Caucaso. È lo spessore della storia”. Maurizio Torchio, Responsabile del Centro Storico Fiat

Accanto ai documenti storici e alla vettura protagonista di questa storia – la 124 Žigulì -, sono esposte le fotografie realizzate da Giovanna Silva che, in un viaggio a Togliatti fatto nel 2019 con Claudio Giunta, ha documentato che cosa è rimasto della fabbrica e della città: lei fotografa gli edifici; insieme intervistano ex operai ed ex dirigenti, russi e italiani, che lavorarono all’AutoVAZ; lui raccoglie memorie familiari e ricostruisce la Togliatti e la Torino di sessant’anni fa.

“Il fatto è che l’avventura di ‘Togliattigrad’, come la chiamavamo allora, è stato un pezzo della mia infanzia, perché vivevo in una zona di Torino, tra Santa Rita e Mirafiori, in cui – alla fine degli anni Settanta – la memoria di quell’avventura era ancora particolarmente viva. Così quando si è trattato di decidere con Giovanna Silva dove andare per scrivere e fotografare il nostro secondo libro insieme (ne avevamo fatto uno sull’Islanda) ci siamo detti che era ora, a distanza di più di mezzo secolo, di recuperare quella storia, soprattutto perché alcuni dei protagonisti (come il capoprogetto Carlo Mangiarino, o come gli operai russi) erano ancora vivi e intervistabili. E così siamo partiti. E alla fine la storia di Togliatti (che non si chiama Togliattigrad) è servita anche per raccontare la storia di Torino in quegli anni, e nei nostri”. 

Claudio Giunta, co-curatore della mostra 

L’ultimo tipo di contributo documentale è quello realizzato da Giovanna Silva che ha realizzato una serie di scatti fotografici dei documenti dell’Archivio del Centro Storico Fiat.

Un archivio è come una mappa. Solo che anziché svilupparsi in piano, sull’asse dello spazio, si sviluppa in profondità, sull’asse del tempo. L’Archivio del Centro Storico Fiat racconta la storia della fabbrica, ma – dato che la Fiat ha rappresentato tanta parte della storia di Torino e del nostro Paese – è chiaro che attraverso questa storia si può leggere, come in filigrana, più di un secolo di vita italiana.

L’impresa di Togliatti è un momento di questa vita, documentato da decine e decine di faldoni di relazioni tecniche, atti amministrativi, corrispondenza, fotografie, disegni – un dossier imponente che ci permette quasi di vedere nelle varie fasi del suo sviluppo il gigantesco lavoro di squadra che ha portato alla costruzione dello stabilimento. A partire da questo materiale, Giovanna Silva ha sviluppato una personale rielaborazione visiva, incrociando le testimonianze dell’epoca alle fotografie che ha scattato durante il suo soggiorno a Togliatti.

“Ho avuto una Lada Niva per dieci anni. Solo visitando Togliatti ho però scoperto la sua origine Campagnola. Niva, infatti, vuole dire Campo in russo, una sorta di 124 su quattro ruote motrici. È stata l’automobile che ha definito la mia crescita”. Giovanna Silva, fotografa e curatrice della mostra

Approfondimenti

Antefatto

● 21 agosto 1964: muore il segretario del Partito Comunista Italiano Palmiro Togliatti.

● 28 agosto 1964: la città di Stavropol sul Volga, mille chilometri a sud-est di Mosca, viene ribattezzata “Togliatti”.

● 22 aprile 1970: nel giorno del centesimo compleanno di Lenin, dall’AutoVAZ – Volzhsky Avtomobilny Zavod ovvero impianto automobilistico sul Volga – di Togliatti esce la prima automobile Zhigulì. Nel 1976 gli esemplari prodotti saranno tre milioni, e daranno un contributo determinante alla motorizzazione dei paesi del blocco sovietico.

In mezzo, tra il 1964 e il 1970, c’è una storia affascinante che è per gran parte una storia – anzi un’epopea – italiana: perché a costruire il gigantesco stabilimento di Togliatti – una fabbrica grande il doppio di Mirafiori, in una città nata praticamente insieme alla fabbrica, tra inimmaginabili difficoltà e fatiche – furono tecnici e operai della Fiat.

Togliatti 1966

Sono passati sessant’anni dalla firma del contratto che regola la collaborazione tra italiani e sovietici. Il 4 maggio 1966 – su un tavolo tuttora esposto nella sede del Centro Storico Fiat – Vittorio Valletta firma il protocollo per la costruzione dello stabilimento. L’intesa viene perfezionata in agosto, quando il presidente della Fiat, accompagnato tra gli altri da Gianni Agnelli, Piero Savoretti e Riccardo Chivino, firma a Mosca l’Accordo generale per la realizzazione dell’AutoVAZ, alla presenza del primo ministro Kosygin e del ministro dell’Industria automobilistica Tarasov. Poco dopo iniziano i lavori per la costruzione della fabbrica.

Nell’arco di cinque anni – con un investimento di circa dieci miliardi di euro attuali, sostenuto insieme alle altre aziende di componentistica coinvolte nell’impresa, come la Pirelli, la Riv e la Innocenti – la Fiat realizza una fabbrica capace di produrre più di 600 mila automobili l’anno. Si tratta di una fabbrica ‘verticale’, in cui cioè quasi tutto – a parte gli pneumatici, le apparecchiature elettriche e le parti in vetro – viene realizzato internamente. L’organico è di circa 48 mila tra operai, tecnici e dirigenti.

La città di Togliatti cambia volto. Aveva 60 mila abitanti: nel 1979 ne avrà più di 300 mila, avendo attirato operai e tecnici da tutte le regioni dell’Unione Sovietica, soprattutto giovani reclutati dal Komsomol, l’organizzazione della gioventù comunista, anche perché si parla di Togliatti come di un luogo di lavoro ideale, dove si paga ‘alla occidentale’. Lo slogan è “I nostri padri costruirono Magnitogorsk (uno dei più grandi complessi siderurgici del mondo), noi costruiremo Togliatti”.

Nel 1976 esce dalla fabbrica la tremilionesima vettura, vale a dire che negli anni Settanta l’AutoVAZ di Togliatti rifornisce tutto il blocco sovietico di auto Zhiguli (da noi verranno commercializzate col marchio Lada, più facile da pronunciare).

Togliatti 2019

Giovanna Silva è una fotografa, Claudio Giunta è un professore di letteratura italiana che è cresciuto tra Mirafiori e Santa Rita negli anni Settanta-Ottanta, quando il ricordo di «Togliattigrad», come la chiamavano, era ancora molto viva nella memoria di chi c’era andato e dei loro figli o nipoti. vedere che cosa sono diventate la città di Togliatti e la fabbrica: Giovanna ha scattato centinaia di foto, Claudio ha preso paginate di appunti. Al ritorno hanno scritto insieme il libro Togliatti. La fabbrica della Fiat (Humboldt, 2020).

Con il patrocinio di Regione Piemonte e Città di Torino

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