Piemonte e gambling online: ecco il sorpasso del canale digitale ai danni del gioco fisico

I dati raccolti nel 2026 parlano di una regione in cui la raccolta complessiva del gioco pubblico ha raggiunto 9,5 miliardi di euro, con una netta prevalenza del canale online rispetto a quello fisico. Il report di Libera e le rilevazioni del Consiglio Regionale hanno messo in luce un fenomeno i cui numeri meritano di essere approfonditi.
La distribuzione territoriale e il peso delle città piemontesi
L’analisi dei dati per singola area geografica propone una lettura dettagliata del fenomeno. Torino si conferma il centro nevralgico della raccolta, con oltre 2,17 miliardi di euro complessivi. Asti registra invece la spesa pro capite più elevata dell’intera regione, pari a 2.961 euro per abitante, ovvero un valore che supera nettamente la media regionale di 2.232 euro. Novara e Alessandria seguono nella classifica con una spesa pro capite di circa 2.500 e 1.846 euro.
Il canale online ha raccolto 5,25 miliardi di euro, superando il gioco fisico, che si è fermato a 4,25 miliardi. Questo momento rappresenta un punto di svolta strutturale, perché fino a pochi anni fa il territorio piemontese era caratterizzato da una forte presenza di sale slot e agenzie fisiche. L’accessibilità garantita da smartphone e tablet – unita alle nuove modalità di gioco – ha modificato le abitudini, spostando il baricentro della raccolta verso le piattaforme digitali. Fra i titoli più diffusi sul segmento del live casinò online figurano prodotti come Sweet Bonanza Candyland live, che rientrano nella categoria dei giochi in diretta streaming, e che al momento fanno parte del lotto dei più apprezzati.
Il dibattito politico e le prospettive di riforma
I dati del 2026 hanno rilanciato la discussione politica all’interno del Consiglio Regionale del Piemonte. Le forze politiche stanno valutando degli interventi normativi che tengano conto del cambiamento strutturale rappresentato dal sorpasso del canale online. Le normative regionali attualmente in vigore erano state pensate per un contesto in cui il gioco fisico costituiva la parte preponderante della raccolta, con misure focalizzate sulla distanza delle sale dai luoghi sensibili e sugli orari di apertura degli esercizi.
La nuova configurazione del mercato richiede un approccio differente. Il legislatore regionale si trova a dover affrontare un fenomeno che sfugge alle tradizionali logiche territoriali, dato che l’accesso avviene attraverso dispositivi personali e non da luoghi fisicamente identificabili. Le proposte in discussione riguardano il potenziamento delle campagne informative, l’integrazione dei servizi di supporto dedicati al gioco e la collaborazione con le autorità nazionali per contrastare le piattaforme prive di certificazione ADM (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli).
Il quadro emerso dai report richiede una risposta coordinata fra istituzioni regionali, comuni e agenzie. Torino, in quanto capoluogo, concentra una parte notevole dei servizi di supporto, ma le province periferiche come il Verbano-Cusio-Ossola presentano delle criticità specifiche legate alla minore densità di presidi territoriali. La spesa pro capite registrata in provincia di Asti impone inoltre una riflessione sulle dinamiche locali, che possono essere influenzate da fattori economici e sociali propri di ciascun contesto.
L’evoluzione osservata nel 2026 rappresenta un punto di partenza per una revisione complessiva delle politiche regionali sul gioco d’azzardo, chiamate ora a confrontarsi con una realtà digitale in continua trasformazione.




