Cultura e Società

Al Museo Nazionale del Cinema la mostra “My name is Orson Welles”

Dal 1° aprile al 5 ottobre 2026, il Museo Nazionale del Cinema di Torino ospita la prestigiosa mostra “My name is Orson Welles”. Concepita dalla Cinémathèque française e curata dal suo direttore Frédéric Bonnaud, l’esposizione conta più di 400 pezzi, alcuni mai esposti prima d’ora, provenienti da varie collezioni pubbliche e private e dal Fondo Orson Welles del Museo Nazionale del Cinema.

Allestita lungo la spettacolare rampa elicoidale dell’Aula del Tempio della Mole Antonelliana, la mostra ripercorre la vita e la carriera del grande regista attraverso fotografie, documenti d’archivio, disegni, manifesti, materiali audiovisivi e installazioni. L’intento è di mostrare anche i lati meno noti ma altrettanto centrali di questo artista totale.

“Con questa mostra si rinnova il sodalizio con la Cinémathèque française, dopo l’esposizione dedicata a James Cameron – afferma Enzo Ghigo, presidente del Museo Nazionale del Cinema. Le nostre istituzioni da molti decenni hanno gettato le fondamenta per conservare, tramandare e raccontare la storia del cinema e questa sinergia ci permette di portare avanti progetti condivisi di altissimo valore culturale. Raccontare Orson Welles significa mettere a fuoco un cambio epocale nella settima arte e noi ci impegniamo a farlo con un occhio sempre più attento alle nuove generazioni”.

“La mostra «My Name is Orson Welles», prodotta dalla Cinémathèque française, trova nell’Aula del Tempio della Mole Antonelliana una cornice perfetta, all’altezza della grandezza del personaggio – racconta Frédéric Bonnaud, direttore della Cinémathèque française. Orson Welles è lui stesso piena incarnazione del cinema e ho motivo di ritenere che gli avrebbe fatto molto piacere occupare gli spazi del Museo  Nazionale del Cinema di uno dei suoi paesi d’adozione, l’Italia”.

“Siamo molto felici di ospitare questa mostra, che è concepita come un viaggio nell’universo di un artista che ha ancora molto da dirci – sottolinea Carlo Chatrian, direttore del Museo Nazionale del Cinema. La libertà e la spregiudicatezza con cui Orson Welles si è mosso tra discipline diverse, attraversando i continenti con quella lucidità di sguardo che solo gli stranieri hanno, lo avvicinano ai giovani nati nel nuovo millennio. Se il cinema per tutto il Novecento ha spinto in direzione del mimetismo del reale, Welles ha percorso la strada opposta, quella dell’illusione, del trucco, della finzione che raggiunge un altro livello di verità. Ringraziamo la Cinémathèque française e il suo direttore, Frédéric Bonnaud, per averci dato l’occasione di far conoscere meglio questo artista totale, dalla sua dimensione politica alle sue numerose sperimentazioni, dalle sue provocazioni teatrali al suo fantastico trasformismo.”

Con Quarto Potere Welles ha rivoluzionato il linguaggio cinematografico, in La signora di Shanghai ha creato la sequenza più ipnotica della storia del cinema, con F come falso ha anticipato il mockumentary, il suo Falstaff resta il miglior adattamento di Shakespeare di sempre. Regista, attore, autore, illusionista, narratore radiofonico e sperimentatore del linguaggio visivo e sonoro, Welles ha fatto della trasformazione una vera e propria cifra poetica. Maschere, travestimenti e identità multiple attraversano la sua opera: il suo stesso volto diventa lo spazio di un’invenzione continua. Questa mostra propone un ritratto completo e articolato di Orson Welles, offrendo al pubblico l’occasione di riscoprire un protagonista assoluto del Novecento e di entrare nel cuore del suo universo artistico.

Adattata alla particolare struttura verticale della Mole Antonelliana, sede del Museo Nazionale del Cinema, l’esposizione presenta diversi elementi di grande impatto che rendono la Mole Antonelliana un’immersione nel mondo poliedrico di Orson Welles. L’allestimento prolunga la spinta creativa del genio americano in un percorso immersivo e narrativo, in cui il cinema si rivela come arte dell’illusione: non semplice “finzione”, ma strumento per interrogare la verità delle immagini.

Il percorso espositivo parte dall’Aula del Tempio, dove il visitatore viene accolto da 3 schermi in tripolina sospesi a 18 metri di altezza intorno all’ascensore panoramico che esaltano la dimensione ipnotica della sequenza più citata nella storia del cinema, la scena degli specchi in La signora di Shanghai.

Sempre nell’Aula del Tempio, un’installazione dedicata a Rosabella (Rosebud) immerge il visitatore nell’atmosfera di Quarto Potere mentre la chapelle dedicata al Caffè Torino si trasforma nello studio radiofonico della RKO dal quale Welles nel 1938 aveva spaventato i radioascoltatori con la sua “La guerra dei mondi”.

La mostra si sviluppa sulla rampa elicoidale ed è suddivisa in 5 aree tematiche (1915-1939 Wonder Boy; 1941 Quarto Potere; 1942 L’inizio dei guai; 1947-1968 Una star in Europa; 1969-1985 Un re senza regno) che e offrono uno sguardo approfondito su una delle figure più innovative e controverse della storia del cinema, restituendo al pubblico la complessità di un artista difficile da incasellare.

I materiali in mostra costruiscono un racconto che va oltre la semplice celebrazione dei suoi film più noti. Al centro emerge il processo creativo di Welles, caratterizzato da una continua sperimentazione e da una tensione costante verso il superamento dei limiti imposti dall’industria cinematografica. Fin dagli esordi con Quarto potere, il regista si distingue per la capacità di innovare il linguaggio cinematografico, imponendo una visione personale e radicale che, insieme a tutte le sue contraddizionine rafforza il fascino e la portata.

Oltre ai materiali dell’esposizione parigina, la mostra accoglie il fondo Welles del Museo Nazionale del Cinema, che comprende, tra gli altri, il certificato di nascita, diverse pagine di sceneggiature con commenti, foto soggetti e manifesti originali. La mostra espone poi per la prima volta le tavole disegnate e colorate da Guido Crepax, dedicate a La Storia immortale, racconti di Karen Blixen messo in scena da Welles.

Particolare risalto è stato dato al rapporto tra il cinema di Welles e il tema dell’illusione. Appassionato di magia, il regista concepiva il cinema come un dispositivo capace di trasformare la realtà e sorprendere lo spettatore, in un gioco continuo tra finzione e verità.

Infine, viene sottolineata la dimensione internazionale del suo percorso, con un’attenzione particolare al rapporto con l’Europa, dove Welles trovò nuove opportunità creative lontano dalle logiche hollywoodiane.

La mostra è allestita secondo i criteri del Design for All e presenta un percorso con testi facilitati, pannelli ad alta leggibilità, audio descrizioni e video in LIS attivabili tramite QR code, oltre a modelli e pannelli visivo-tattili per un’esperienza multisensoriale. Alcuni dei pannelli visivo tattili entreranno a far parte del percorso di visita dedicato all’esposizione permanente.

Per tutta la durata della mostra verranno organizzate delle iniziative per il pubblico, visite guidate dedicate, attività per le scuole e proiezioni al Cinema Massimo.

L’omaggio a Orson Welles continua al Cinema Massimo dove, dal 2 al 15 aprile 2026, è in programma una retrospettiva con film realizzati da lui o che lo vedono protagonista.

In contemporanea alla mostra, La nave di Teseo dà alle stampe il romanzo inedito di Orson Welles “Un pezzo grosso”, con la traduzione di Alberto Pezzotta e con i testi di Gianfranco Giagni e Sergio Toffetti. Pubblicata soltanto in Francia nel lontano 1953 – ma in un’edizione rimaneggiata e diversa dalla presente – e mai negli Stati Uniti o in altri paesi anglofoni, di quest’opera è stata recentemente rinvenuta una copia originale in inglese presso il Fondo Welles del Museo Nazionale del Cinema di Torino, che aggiunge un tassello fondamentale alla comprensione del suo immaginario e della sua libertà creativa.

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