Pierre-Laurent Aimard e la CAMERATA Salzburg propongono un programma dedicato al grande classicismo viennese
Dall’incontro tra due protagonisti della scena musicale internazionale scaturisce – martedì 27 gennaio, alle 20.30 – una serata dedicata interamente al classicismo viennese. L’Auditorium Giovanni Agnelli ospita, al suo debutto per Lingotto Musica, l’eclettico pianista Pierre-Laurent Aimard: insieme alla CAMERATA Salzburg, guidata dal maestro concertatore Giovanni Guzzo, Aimard propone un programma incentrato su due concerti mozartiani per pianoforte e orchestra – il n. 27 in si bemolle maggiore KV 595 e il n. 17 in sol maggiore KV 453 – appartenenti alla piena maturità espressiva del compositore. La drammatica Ouverture da L’anima del filosofo di Franz Joseph Haydn apre la serata, preparando il terreno espressivo al percorso mozartiano, mentre una selezione di Minuetti orchestrali KV 599 ne completa il quadro, offrendo una parentesi di elegante leggerezza.
Pierre-Laurent Aimard
Allievo di Yvonne Loriod e collaboratore privilegiato di Pierre Boulez, Pierre-Laurent Aimard ha forgiato una carriera unica, abbracciando con eguale autorevolezza il grande repertorio classico – da Mozart a Beethoven e Schubert – e quello del Novecento storico e contemporaneo. Pianista di riferimento per i compositori del nostro tempo, ha stretto legami con Messiaen, Kurtág, Ligeti, Carter, Lachenmann, Stockhausen e Benjamin, firmando numerose prime esecuzioni.
Nel corso della sua variegata carriera ha inoltre collaborato con le più importanti orchestre e si è esibito nelle maggiori sale da concerto. Le sue interpretazioni – premiate tra l’altro con Grammy e Gramophone Awards – si distinguono per un approccio analitico e programmi concepiti come percorsi coerenti. L’ampia discografia spazia da Bach ai compositori contemporanei, con incisioni di riferimento come Catalogue d’oiseaux di Messiaen e Játékok di Kurtág. Dal 2007 ha un contratto in esclusiva con Deutsche Grammophon.
CAMERATA Salzburg
Tra le orchestre da camera più prestigiose al mondo, la CAMERATA Salzburg si esibisce regolarmente nelle principali sale da concerto, oltre che nella sede del Mozarteum di Salisburgo, dove tiene la propria stagione concertistica. Fondata da Bernhard Paumgartner nel 1952, è una delle formazioni di riferimento del Festival di Salisburgo.
In oltre settant’anni di attività ha collaborato con artisti come Alfred Brendel, Philippe Herreweghe, Sir John Eliot Gardiner, Manfred Honeck, Anne-Sophie Mutter, Teodor Currentzis, Fazıl Say, Renaud Capuçon, Yuja Wang e Hélène Grimaud; ha inoltre inciso più di sessanta album per Deutsche Grammophon, Decca, Sony e Warner Classics. Il credo artistico di ciascun membro è far musica sotto la propria responsabilità all’interno di una comunità. Questo principio è incarnato dal maestro concertatore Giovanni Guzzo, violinista italo-venezuelano che guida la compagine come primus inter pares.
Il programma
La serata si apre con l’Ouverture da L’anima del filosofo di Franz Joseph Haydn, pagina densa di tensione drammatica e nobiltà espressiva, legata all’ultima opera teatrale del compositore. Rimasta incompiuta e mai rappresentata in vita, L’anima del filosofo è una curiosa rivisitazione del mito di Orfeo ed Euridice, soggetto classico dell’opera lirica da Monteverdi a Gluck. L’Ouverture introduce un clima di concentrazione e misura, ponendosi come efficace prologo espressivo della vicenda mitica.
Il cuore del programma è interamente affidato a Wolfgang Amadeus Mozart, con l’esecuzione di due concerti per pianoforte che appartengono alla fase più alta e consapevole della sua produzione. Inciso da Aimard nel 2005 per Warner Classics insieme alla Chamber Orchestra of Europe, il Concerto n. 27 in si bemolle maggiore KV 595 è l’ultima opera del suo genere composta da Mozart e ha un carattere raccolto e riflessivo.
La scrittura si fa essenziale, il virtuosismo si ritrae, lasciando spazio a una cantabilità sospesa e a un dialogo orchestrale di rara delicatezza. È una musica che sembra guardare oltre la brillantezza del concerto settecentesco, anticipando una dimensione lirica e introspettiva che troverà pieno sviluppo nel romanticismo. I Minuetti KV 599 riportano l’ascolto a una dimensione più leggera e conviviale, ma non per questo meno raffinata. Queste danze trasfigurate restituiscono infatti la grazia formale e la naturalezza del gesto che costituiscono uno degli aspetti più riconoscibili del linguaggio mozartiano.
Il Concerto n. 17 in sol maggiore KV 453 conclude il percorso riaprendo il dialogo tra solista e orchestra, condotto con grande libertà espressiva e originalità. Il pianoforte non domina mai il discorso, ma si inserisce in un continuo gioco di rimandi, risposte e trasformazioni tematiche, in cui ogni strumento dell’orchestra sembra partecipare attivamente alla costruzione del racconto musicale. La brillantezza esteriore dell’opera convive con una scrittura di grande raffinatezza, soprattutto nel movimento centrale, dove la cantabilità mozartiana si distende in una dimensione di intima eleganza.


