Giandujotto, Binzoni (FDI): “A favore del IGP disciplinare rigido e senza compromessi”
"Il Piemonte difende la storia dalla globalizzazione del gusto"

“La battaglia per il riconoscimento dell’Indicazione Geografica Protetta (IGP) per il Giandujotto non è solo una questione commerciale, ma una vera e propria difesa culturale della nostra identità e della nostra storia. Su questo punto dobbiamo essere chiari: il disciplinare deve rimanere rigido, fedele alla tradizione piemontese e privo di qualsiasi compromesso al ribasso dettato dalle logiche delle multinazionali“. Lo dichiara in una nota Alessandra Binzoni, vice capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale.
“Il Giandujotto – spiega Binzoni – nasce dall’ingegno dei nostri maestri cioccolatieri in un momento storico preciso, unendo il cacao alla nocciola Tonda Gentile delle Langhe. La ricetta storica prevede l’uso esclusivo di tre ingredienti: cacao, zucchero e nocciole. Introdurre il latte nel disciplinare, come richiesto da alcuni colossi del settore, significherebbe snaturare un’eccellenza unica al mondo, trasformando un pezzo della nostra storia in un prodotto industriale di massa privo di legami con il territorio: altrove potranno provare ad imitarlo, ma il vero Giandujotto IGP deve essere solo quello prodotto in Piemonte.”
“Dobbiamo fare scudo attorno ai piccoli e medi produttori, agli artigiani che da generazioni portano avanti le tradizioni enogastronomiche del nostro Paese e che rappresentano il vero motore del nostro agroalimentare – continua l’esponente di FdI. – Il Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare, guidato da Fratelli d’Italia, ha dimostrato fin dal primo giorno che la tutela del Made in Italy è una priorità assoluta. Non permetteremo che le regole europee o le pressioni commerciali esterne vengano utilizzate per annacquare la qualità dei nostri prodotti.”
“Siamo e saremo sempre al fianco del Comitato promotore dell’IGP per garantire che il marchio tuteli il vero ‘Giandujotto di Torino’. Chi vuole produrre cioccolatini simili è libero di farlo, ma non può usurpare un nome e una tradizione che appartengono a Torino e al Piemonte. La sovranità alimentare si difende così: con l’orgoglio delle nostre radici e il coraggio di dire no alla globalizzazione del gusto“, conclude Binzoni.




