Sphere, due decenni di attività celebrati con il Centesimo Paper

Il consorzio internazionale che ha costruito l’imager planetario installato presso il Very Large Telescope dell’ESO ha pubblicato 3 articoli scientifici con i risultati della survey sui dati demografici degli esopianeti osservati con SPHERE

Dopo circa 20 anni dall’inizio della sua attività, il consorzio internazionale che ha realizzato l’imager planetario SPHERE (Spectro-Polarimetric High-contrast Exoplanet Research) celebra oggi la sua 100esima pubblicazione scientifica, con uno di tre articoli pubblicati sulla rivista Astronomy & Astrophysics che presentano i risultati preliminari della survey demografica sugli esopianeti che si trovano oltre l’orbita di Saturno (10 unità astronomiche). Benché lo strumento sia stato ottimizzato per la ricerca e la caratterizzazione di esopianeti giganti, i settori scientifici in cui esso ha prodotto risultati eccezionali spaziano dallo studio dei dischi circumstellari, delle nane brune, e dei jet stellari di stelle giovani, fino allo studio delle stelle evolute (per esempio Betelgeuse) e degli oggetti minori del Sistema Solare.
Installato presso il Very Large Telescope (VLT) dell’ESO all’Osservatorio del Paranal in Cile, SPHERE è un imager in grado di compiere rilevazioni dirette (direct imaging) di oggetti molto deboli attorno a stelle brillanti, isolando la loro luce da quella della stella primaria. Basandosi su una tecnologia sofisticata, tra cui un’ottica adattiva estrema, la coronarografia, la polarimetria, l’imaging differenziale e la spettroscopia di campo integrale, SPHERE è stato progettato e costruito da un consorzio di 12 importanti istituti di ricerca europei, tra cui l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). Gli altri istituti coinvolti sono: Institut de Planétologie et d’Astrophysique di Grenoble (IPAG), Laboratoire d’Astrophysique di Marsiglia (LAM), Laboratoire d’études spatiales et d’instrumentation en astrophysique di Parigi (LESIA), Max-Planck-Institut für Astronomie di Heidelberg (MPIA), The French Aerospace Lab di Parigi (ONERA), Laboratoire Lagrange di Nizza, Anton Pannekoek Institute for Astronomy di Amsterdam (API), ETH di Zurigo, Netherlands Institute for Radio Astronomy (ASTRON), Observatoire di Ginevra. La prima luce dello strumento al telescopio risale a maggio 2014.
Un programma scientifico chiave di SPHERE è SHINE (SpHere Infrared survey for Exoplanets), avviato nel 2015, dedicato alla demografia dei pianeti extrasolari e che annovera oltre 200 notti di osservazioni su larga scala presso il Very Large Telescope. I ricercatori coinvolti in SHINE stanno per completare la survey con uno studio sistematico di circa 500 giovani stelle che rappresentano laboratori ideali per lo studio della formazione e dell’evoluzione planetaria.
L’INAF ha dato un contributo cruciale allo sfruttamento scientifico del tempo di osservazione garantito per la costruzione di SPHERE, in particolare proprio per la survey SHINE. “Le osservazioni che abbiamo raccolto nel corso delle 260 notti di tempo garantito hanno già avuto grande impatto soprattutto per la scoperta e caratterizzazione di pianeti e dischi, per lo studio delle fasi iniziali e finali dell’evoluzione delle stelle e lo studio del sistema solare. Circa una ventina di questi articoli sono a prima firma INAF, dimostrando il ruolo chiave dei nostri ricercatori in questa avventura piena di soddisfazioni”, afferma Silvano Desidera, Co-PI della survey SHINE, primo autore di uno dei tre articoli pubblicati in questa prima serie su Astronomy & Astrophysics Journal che presentano i risultati ottenuti sul 150 giovani stelle esplorate con SHINE.
L’INAF ha avuto un ruolo fondamentale all’interno del consorzio SPHERE con il coinvolgimento diretto degli Osservatori di Padova, Napoli, Brera e Catania nella costruzione dello strumento, e poi nello sfruttamento scientifico del tempo garantito con il contributo più ampio della comunità italiana. “I tre articoli sulla survey rappresentano un importante traguardo per tutti noi. Questa impresa ha contribuito fortemente a creare una nuova generazione di ingegneri e di scienziati che hanno portato l’Europa sulla frontiera della conoscenza in questo settore”, dice Massimo Turatto dell’INAF di Padova, che come principal investigator italiano di SPHERE ha coordinato il team che ha progettato e costruito l’Integral Field Spectrograph (IFS), uno dei 3 bracci scientifici dello strumento, e il Software di Controllo.
L’Instrument Scientist dell’IFS Raffaele Gratton (INAF Padova) aggiunge: “Avevamo l’obiettivo molto ambizioso di rivelare deboli pianeti attorno a stelle brillanti e per questo abbiamo posto requisiti scientifici straordinari in termini di contrasto e risoluzione angolare (15 mag a 0.5 arcsec dalla stella centrale), oltre un fattore dieci meglio degli strumenti precedenti. Per raggiungerli abbiamo ideato concetti ottici nuovi per l’IFS, che si è rivelato essere il braccio di SPHERE che permette di raggiungere le massime performances in prossimità della stella”.
“L’IFS è un classico spettrografo a trasmissione, per il quale però abbiamo dovuto realizzare all’ingresso una innovativa matrice di microlenti. La sua progettazione e realizzazione è stata molto complicata (ed anche abbastanza sofferta, ora possiamo dirlo)”, spiega Riccardo Claudi (INAF di Padova), Project Manager and System Engineer dell’IFS. “La principale complicazione derivava dall’avere per ogni lentina una figura di diffrazione, i cui massimi secondari non dovevano inquinare gli elementi vicini. La soluzione è stata un innovativo array di microlenti chiamato BIGRE. Fortunatamente l’ambiente di lavoro è stato sempre sereno e l’attività molto stimolante”.
Un contributo fondamentale alla costruzione dell’IFS è stato dato da Enrico Cascone e Vincenzo De Caprio dell’INAF di Napoli, i quali hanno curato rispettivamente il disegno dell’elettronica di controllo e il disegno meccanico, da Salvo Scuderi, INAF di Catania, per la criogenia e il detector, ed Enrico Giro, INAF di Padova, responsabile del Quality Control e AIT.
Fondamentale per un efficiente sfruttamento dello strumento è il software, interamente progettato e sviluppato in Italia. “Con i sui 3 bracci scientifici, un’ottica adattiva molto sofisticata e molteplici modalità osservative”, sottolinea Andrea Baruffolo (INAF Padova), responsabile del Software di Controllo di tutto SPHERE, “lo strumento è assai complesso e ha richiesto una notevole mole di lavoro da parte del nostro team. Vedere che ora funziona in modo impeccabile e produce risultati scientifici eccezionali, per qualità e quantità, è per noi motivo di grande soddisfazione”.
Per ulteriori informazioni:
I 3 ARTICOLI CON I RISULTATI DELLA SURVEY SHINE PUBBLICATI SU ASTRONOMY & ASTROPHYSICS:
Il 100esimo articolo è “The SPHERE infrared survey for exoplanets (SHINE): II- Observations, Data reduction and analysis, Detection performances and early-results”, di Langlois, Gratton, Lagrange, Delorme, Boccaletti et al.
“The SPHERE infrared survey for exoplanets (SHINE): I- Sample definition and target characterization”, di Desidera, Chauvin, Bonavita, Messina, LeCoroller et al.
“The SPHERE infrared survey for exoplanets (SHINE): III- The demographics of young giant exoplanets below 300 au with SPHERE” di Vigan, Fontanive, Meyer, Biller, Bonavita et al.
Foto e Notizie: Ufficio Stampa INAF

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