La Cometa Interstellare senza macchia e senza alterazioni

Osservazioni polarimetriche effettuate con il Very Large Telescope dell'ESO indicano che la cometa 2I/Borisov, scoperta mentre attraversava il nostro Sistema solare provenendo dallo spazio interstellare, ha proprietà che la rendono probabilmente la cometa più intatta mai osservata.

Osservazioni polarimetriche effettuate con il Very Large Telescope dell’ESO indicano che la cometa 2I/Borisov, scoperta mentre attraversava il nostro Sistema solare provenendo dallo spazio interstellare, ha proprietà che la rendono probabilmente la cometa più intatta mai osservata.
Secondo gli autori dello studio pubblicato oggi sulla rivista Nature Communications, tra cui Alberto Cellino dell’INAF, questo oggetto celeste non è mai passato in precedenza nelle vicinanze di una stella, il che lo rende un testimone incontaminato della nube di gas e polveri in cui si è formato.
La sua sigla, 2I/Borisov, indica che questo è il secondo caso di un piccolo corpo celeste scoperto mentre attraversava il nostro Sistema solare, provenendo dallo spazio interstellare. Il primo oggetto di questo tipo, 1I/’Oumuamua, ha proprietà più simili a un asteroide e non mostra le emissioni di gas e polvere tipiche di una cometa. Nel caso di 2I/Borisov, invece, fin dalla sua scoperta, avvenuta il 30 agosto 2019, gli astronomi sono riusciti a rivelare l’esistenza di una chioma cometaria che nascondeva il nucleo. Per questo motivo, molti gruppi di ricerca si sono mobilitati in tutto il mondo per osservare 2I/Borisov e trovare indizi di somiglianze con le comete del nostro Sistema solare, oppure di differenze legate ad un’origine in un ambiente diverso dal nostro sistema planetario.
Le osservazioni polarimetriche effettuate dall’equipe internazionale coordinata da Stefano Bagnulo, dell’Osservatorio di Armagh, e di cui fa parte anche Alberto Cellino, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) a Torino, hanno permesso di scoprire che la luce diffusa dalla polvere della chioma di 2I/Borisov mostra un grado insolitamente alto di polarizzazione lineare, molto omogeneo in tutta la chioma e che cresce rapidamente al variare delle condizioni di illuminazione della cometa rispetto all’osservatore. Questo comportamento, dovuto alle proprietà della polvere presente nella chioma dell’oggetto, è nettamente differente rispetto a quello della stragrande maggioranza di comete del nostro Sistema solare, con l’unica e notevole eccezione della famosa cometa Hale-Bopp, che alla fine degli anni ‘90 divenne celebre grazie alla sua elevata luminosità che la rese ben visibile ad occhio nudo sulla Terra. Hale-Bopp è stata una delle comete più studiate dagli astronomi, usando diverse tecniche di indagine remota. In base a calcoli eseguiti in seguito alla sua apparizione, la cometa Hale-Bopp doveva presumibilmente gran parte delle sue proprietà polarimetriche al fatto che essa era una cometa che nel corso della sua esistenza aveva probabilmente effettuato un solo passaggio in prossimità del Sole, e aveva quindi una superficie quasi intatta, molto poco alterata rispetto alle sue proprietà originali.
Secondo gli autori della ricerca ora pubblicata, 2I/Borisov sarebbe ancora più intatta, e non avrebbe sperimentato nel corso della sua storia alcun passaggio nei paraggi di una stella. “2I/Borisov può essere considerata come la prima cometa veramente intatta che sia mai stata osservata”, dice Alberto Cellino. Il risultato principale dell’indagine indica anche che 2I/Borisov e la cometa Hale-Bopp hanno avuto origine in ambienti astrofisici distinti ma molto simili. “Noi non sappiamo dove si sia formata 2I/Borisov, ma il nostro risultato conferma che le idee che abbiamo riguardo alla formazione del nostro sistema planetario possono essere applicate all’ambiente astrofisico in cui la cometa 2I/Borisov ha avuto origine”, conclude Cellino.
Per ulteriori informazioni:
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Nature Communications nell’articolo Unusual polarimetric properties for interstellar comet 2I/Borisov di S. Bagnulo (Armagh Observatory & Planetarium, UK [Armagh]). A. Cellino (INAF – Osservatorio Astrofisico di Torino). L. Kolokolova (Department of Astronomy, University of Maryland, US). R. Nežič (Armagh; Mullard Space Science, Laboratory University College London, UK and Centre for Planetary Science, University College London/Birkbeck, UK). T. Santana-Ros (Departamento de Fisica, Ingeniería de Sistemas y Teoría de la Señal, Universidad de Alicante, Spain and Institut de Ciencies del Cosmos, Universitat de Barcelona, Spain). G. Borisov (Armagh; Institute of Astronomy and National Astronomical Observatory, Bulgarian Academy of Sciences, Bulgaria). A. A. Christou (Armagh). Ph. Bendjoya (Université Côte d’Azur, Observatoire de la Côte d’Azur, CNRS, Laboratoire Lagrange, Nice, France). M. Devogele (Arecibo Observatory, University of Central Florida, US).
Foto e Notizie: Ufficio Stampa INAF

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