Le nuove terapie in oncologia: elevata precisione, migliori risposte cliniche e minore tossicità

Le nuove cure e le nuove sfide dell’oncologia sono il tema che verrà approfondito con il Professor Alessandro Comandone, Direttore dell’Oncologia Medica dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino e dell’Asl Torino, durante il webinar in onda lunedì 10 maggio 2021, dalle 14,30 alle 15, organizzato dall’Associazione Prevenzione Tumori.

La ricerca farmacologica in oncologica sta procedendo a grandi passi nonostante il forte impatto sull’oncologia della pandemia da Covid-19. Nel corso del 2020 sono stati autorizzati a livello europeo 72 nuovi medicinali per la cura del cancro: 45 contenenti nuove sostanze attive (20 farmaci orfani per malattie rare e 25 non orfani), 12 biosimilari e 15 medicinali equivalenti. Di questi 72 farmaci tre sono terapie avanzate, tutte geniche. Le neoplasie che si sono giovate maggiormente di questi progressi in campo farmacologico sono melanoma, tumore polmonare, tumore mammella, tumore dell’ovaio e neoplasie rare del tratto gastrointestinale (GIST).
L’oncologia è sempre più caratterizzata dall’aumento delle guarigioni, dalla cronicizzazione della malattia cancro anche se in fase avanzata o metastatica, dalla personalizzazione della terapia. L’oncologo, di fronte alla importante ricerca farmacologica e clinica (i tempi di quest’ultima si sono allungati a causa del Covid per le difficoltà di accesso agli ospedali e per l’impegno profuso dai medici nella lotta alla pandemia), si è gradatamente abituato a lavorare in team multidisciplinari e a collaborare strettamente con il biologo molecolare, deve saper motivare il malato nella assunzione a lungo tempo delle terapie a bersaglio molecolare e deve capire quando una terapia immunologica o a bersaglio molecolare sta terminando la sua efficacia per proporre una eventuale alternativa.
Le nuove cure e le nuove sfide dell’oncologia sono il tema che verrà approfondito con il Professor Alessandro Comandone, Direttore dell’Oncologia Medica dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino e dell’Asl Torino, durante il webinar in onda lunedì 10 maggio 2021, dalle 14,30 alle 15, organizzato dall’Associazione Prevenzione Tumori. Il webinar verrà trasmesso in diretta sulla pagina Facebook ‘Associazione per la Prevenzione e la Cura dei Tumori in Piemonte ODV’https://www.facebook.com/prevenzionetumori.org Gli ascoltatori potranno intervenire in diretta formulando domande e trovare le risposte che cercano scrivendo a comunicazione@prevenzionetumori.org  Il link di Zoom per registrarsi e partecipare:

https://us02web.zoom.us/webinar/register/WN_K8nEnoFvSsyd107H7zM2MQ 

I grandi passi che l’oncologia sta compiendo con l’introduzione di nuovi farmaci determina inevitabilmente situazioni a cui i clinici dovranno abituarsi: la pluridisciplinarietà delle decisioni e della presa in cura.
“L’oncologo da solo non basta più, l’uso sempre più ampio della genetica e della biologia molecolare per caratterizzare il tipo di malattia che affligge il paziente e su queste caratteristiche disegnare la terapia, la costanza e la lunghezza delle terapie che possono durare anni, la necessità di trovare sempre nuove risorse economiche per sostenere i costi sempre più esorbitanti, la possibilità che si possano creare delle forti diseguaglianze sociali a fronte dei costi sempre più elevati delle terapie – spiega il Professor Alessandro Comandone -. Tutti i campi dell’oncologia si stanno allineando a questa nuova situazione. Le neoplasie che si sono giovate maggiormente di questi progressi sono melanoma, tumore polmonare, tumore mammella, tumore dell’ovaio e i tumori rari del tratto gastrointestinale (GIST)”.
Al centro della cura c’è la terapia personalizzata che porta ad una terapia più mirata perché identifica dei bersagli cellulari specifici della cellula tumorale.
“Elevata precisione significa migliori risposte cliniche e minore tossicità – prosegue l’oncologo-. Gli studi mostrano peraltro che la chemioterapia tradizionale ha ancora spazi: ad esempio nei tumori del colon i farmaci a bersaglio molecolare sono sempre associati alla chemioterapia tradizionale. Lo stesso nel carcinoma della mammella, del polmone e dell’ovaio. Al contrario nel melanoma e nel GIST la terapia immunoterapica e a bersaglio molecolare hanno preso il sopravvento”.
Oltre ai vantaggi bisogna tenere presente però che esistono delle criticità.
“In primis non  tutti i tumori hanno una caratteristica biomolecolare o genetica su cui si possa applicare un farmaco a bersaglio molecolare: carcinoma del pancreas, tumori del sistema nervoso centrale e sarcomi sono tumori nei quali la chemioterapia tradizionale ha ancora un ruolo preponderante o esclusivo – prosegue il medico -. In secondo luogo la ricerca e l’identificazione dei bersagli biomolecolari richiede tecniche di laboratorio sofisticate e molto costose apprestate da medici e biologi con elevata expertise. In terzo luogo non tutti i bersagli che si possono identificare in una cellula tumorale hanno un farmaco corrispettivo che possa essere efficace. L’attesa del paziente va dunque frustrata. Le terapie a bersaglio molecolare e immunologiche in generale  inibiscono la cellula tumorale ma non la uccidono. Pertanto la terapia va sempre proseguita, pena una ripresa di malattia e una sua evoluzione. Per quanto meno tossici della chemioterapia, i farmaci a bersaglio molecolare hanno effetti collaterali che si manifestano soprattutto con il procedere nel tempo. I costi delle tecniche di laboratorio e dei farmaci a bersaglio molecolare sono elevatissimi. Si ha ormai la netta sensazione che questi farmaci a bersaglio molecolare incidano rallentando la progressione della malattia, prolungando la sopravvivenza, per contro in nessuno di questi studi si è visto un aumento significativo di guarigioni”.
Un’altra importante sfida per l’oncologia è assicurare la continuità della cura anche durante la pandemia.
“Gli oncologi si sono divisi tra impegno diretto nella lotta alla pandemia e nel garantire la continuità delle cure ai pazienti con tumori – conclude il Professor Comandone -. Nelle tre oncologie che ho l’onore di coordinare ad esempio, al San Giovanni Bosco e al Maria Vittoria  tre colleghi sono stati impegnati nei reparti Covid e sette hanno continuato l’attività sui pazienti oncologici; all’ospedale Martini addirittura sei sono stai destinati ai reparti Covid e tre hanno continuato l’attività come oncologi”.

Associazione per la Prevenzione e la Cura dei Tumori in Piemonte ODV

Ufficio Stampa: Liliana Carbone

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