Intervista a Göran Edman, il cantante svedese si racconta a CronacaTorino

Göran Edman si racconta tra le sue tantissime collaborazioni e lo speciale legame con l'Italia

Ci avviciniamo a Natale e torniamo in Svezia con Göran Edman. Il cantante di Söderhamn racconta il suo 2020, ma anche una carriera che lo ha portato a importanti collaborazioni. La sua musica e il suo legame con l’Italia ci portano in un nuovo viaggio.
Ecco cosa ci ha raccontato:
Ciao Göran, come stai?

Sto bene grazie… Almeno fino ad adesso! (ride)
Questo virus ha cambiato completamente la nostra vita. Come stai attraversando questo periodo?
Beh, per gli eventi culturali è una catastrofe finanziaria a causa delle limitazioni e dei blocchi per controllare la diffusione del Covid-19 in questa pandemia globale. In Svezia 8 persone sono la capacità massima per eventi ufficiali.
Fortunatamente non dipendo più molto dalla scena dal vivo. Lavoro di più come musicista in studio e per questo scopo ho il mio studio a casa, perfetto per mantenere le distanze sociali.
Nella tua carriera hai lavorato con molti musicisti con la stessa passione e successo. Qual è il tuo segreto?
Non vedo nessun altro segreto se non il cercare di fare del mio meglio per le circostanze.
Quando chiudo la porta dello studio posso mettere da parte tutte le ansie e le preoccupazioni ed essere pronto per il momento. È una buona terapia!
Qual è stata la tua introduzione alla musica?
Beh, quando ero adolescente ho ricevuto uno stereo da Babbo Natale da adolescente e i Beatles con “A hard days night” sono stati una ottima partenza.
Cosa ti ha convinto a iniziare a cantare?
In realtà è stato un mio amico che mi ha sentito cantare ubriaco in bagno e mi ha chiesto se volevo cantare un paio di cover con la sua garage band. Il loro cantante avrebbe smesso da lì a poco. Per fortuna ho detto di sì.
Come crei una canzone?
A volte il “cliente” mi manda un file stereo con la musica di sottofondo strumentale e un altro file con una melodia.
A volte non hanno una melodia, quindi posso crearne una e improvvisarla basandoci il testo. Naturalmente posso scrivere anche i testi, ma preferisco che il “cliente” lo faccia, se possibile.
Alla fine, quando il testo è scritto, registro la versione finale e aggiungo gli arrangiamenti del coro con le voci di sottofondo che produco la maggior parte del tempo. Invio una demo e quando tutto è approvato mando i file per il mixaggio.
Da dove viene l’ispirazione?
L’ispirazione arriva quando ti siedi in studio e registri. Se si tratta di una melodia, la faccio in maniera quasi impulsiva, la ascolto correttamente e la riascolto. Si tratta di non fermarsi dietro a una singola forma, ma di evolversi.
Se si tratta dell’interpretazione di una determinata melodia, cerco di capire l’atteggiamento e cosa funziona meglio per la canzone, quindi ci metto l’anima.
È sempre un processo in cui una cosa tira l’altra e l’ispirazione non è la cosa iniziale. Viene più tardi, quando ti scaldi nei tuoi vestiti.
Hai avuto la possibilità di lavorare con John Norum nel 1987 e nel 1990. Che ricordi hai di quell’esperienza?
Ero molto giovane e la mia carriera era tutta davanti a me. Momenti emozionanti in cui tutto sembrava essere possibile. Nessuna esperienza però e quindi tutto era più forse “adattabile”. (ride)
Nel 1990 hai lavorato con Yngwie Malmsteen all’album “Eclipse”. Com’è stato lavorare con lui?
È stato un circo meraviglioso che alla fine è diventato spiacevole a causa di conflitti personali, ma ho avuto la fortuna di essere a bordo in un momento in cui il business musicale era pazzesco e gli album vendevano tantissimo.
Progetti per il prossimo futuro?
Aspetto e vedo cosa offrirà la gente come al solito. Non vedo l’ora che arrivi un’altra versione in vinile dei Crossfade. Non vedo l’ora di finire l’album con gli Headless che è in fase di registrazione proprio ora. Una band italiana e tanti buoni amici.
Attendo anche con impazienza l’uscita di un nuovo album dei Backwood Spirit che è in fase di mixaggio.
C’è un artista con cui vorresti lavorare?
Jeff Lynn sarebbe interessante. Gli ELO mi sono sempre piaciuti molto. Oppure Roger Waters… Continua a sognare, no? (ride)
Siamo italiani. Hai ricordi speciali del nostro Paese?
Il cibo e il vino. Tagliacozzo in montagna. La mia fidanzata è di Bergamo, comunque.
Ultima domanda: un messaggio per i tuoi fan italiani
Mi piacerebbe vedervi di nuovo dal palco e suonare un po’ di musica per cullarvi. Restate al sicuro. (Alessandro Gazzera)

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