Intervista a Francesco Bucci ScreaMachine, il bassista italiano presenta l’album di debutto della band

Un po' di Italia, nella giornata di oggi, con la musica degli ScreaMachine. A raccontarci del loro disco di debutto è Francesco Bucci che è basso, compositore e membro fondatore della band

Un po’ di Italia, nella giornata di oggi, con la musica degli ScreaMachine. A raccontarci del loro disco di debutto è Francesco Bucci che è basso, compositore e membro fondatore della band. Un viaggio in una rumorosa musica heavy metal all’italiana.
Ecco cosa ci ha raccontato:
Ciao ragazzi, come state? Come avete passato questo periodo così difficile per tutti?
Ciao e grazie per ospitare ScreaMachine su queste pagine. Allo stato siamo piuttosto eccitati perché finalmente il nostro debut album è stato pubblicato lo scorso 9 aprile e ad oggi è disponibile sia nei negozi che nelle principali piattaforme digitali.
Ovviamente la situazione che stiamo vivendo ha influito profondamente, dal punto di vista pratico ed organizzativo, sulle attività della band ed è anche per questo che, pur avendo il disco pronto già nella prima metà del 2020, abbiamo deciso di attendere un po’ di tempo prima di proporci al mercato.
Ora che il momento è finalmente giunto posso confessarti di non vedere l’ora di conoscere le reazioni del pubblico alla nostra musica.
In un certo senso ScreaMachine ci ha aiutato a combattere la tristezza ed il tedio di questo anno, dal momento che abbiamo speso un sacco di energie concentrandoci per concludere il disco e preparare la relativa promozione.
Il vostro “ScreamMachine” è un disco certamente potente. Cosa devono aspettarsi i fans?
Quello che c’è scritto sul retro delle magliette che portano il nostro logo: Loud Heavy Metal Music. Rumorosa musica heavy metal.
ScreaMachine nasce dalla mia volontà di cimentarmi con le sonorità che mi hanno portato ad innamorarmi della musica metal quando ero un teenager, pertanto il riferimento sono nomi classici come Iron Maiden, Judas Priest, primi Metallica, Accept e così via.
Al tempo stesso ci tengo a ribadire che ScreaMachine non è una tribute band che vuole limitarsi ad una semplice riproposizione di un sound vintage. Al contrario il progetto è orientato a filtrare queste influenze in una chiave moderna, capace di sfruttare ogni vantaggio concesso dalla attuale tecnologia per dare vita ad un sound classico e fresco al tempo stesso. D’altronde di capolavori registrati negli anni ’80 ce ne sono già molti e non ha senso riproporre quel tipo di produzione fintamente antica: se oggi è possibile far suonare le chitarre più grosse e rumorose che mai, perché non farlo?
C’è una canzone a cui siete più legati?
Personalmente sono molto legato a “Demondome”, che oltre ad essere il primo singolo e videoclip della band, che vi invito a guardare su youtube, ha anche rappresentato il mio primo contributo per il progetto. Quando si ha un progetto in mente, il primo brano composto ha sempre un’importanza fondamentale perché pone i binari di quello che sarà il percorso e l’evoluzione della band. In questo senso “Demondome” è esattamente il tipo di brano che farei ascoltare ad una persona per presentargli ScreaMachine, in quanto racchiude in sé molte delle caratteristiche principali del nostro stile.
L’altro brano, fra quelli che ho scritto, che amo in particolar modo è “Mistress of Disaster”. Questa canzone in realtà è nata in maniera assolutamente spontanea nel 2005, da un refrain che mi frullava in testa e che ho sentito il bisogno di segnare fra le innumerevoli bozze di brani che ho raccolto negli anni. Trattandosi di un pezzo più hard rock che heavy metal, non mi è subito venuto in mente di recuperarlo per includerlo nel disco ed, in infatti, è stato registrato in un secondo momento rispetto al resto della tracklist.
Fortunatamente un giorno cui ho avuto una vera e propria illuminazione ed ho capito che non aveva senso farsi limitare da dettami autoimposti relativi allo stile della band; il rock è soprattutto divertimento e spontaneità. “Mistress….” è un pezzo che mi fa stare bene e che picchia duro, quindi sarebbe stato un vero peccato lasciarlo in un cassetto.
Col senno di poi posso dire di aver fatto una buona scelta, dato che rappresenta uno dei miei momenti preferiti dell’intera tracklist.
Come create una canzone? Da dove arriva l’ispirazione?
Posso parlare solo per me, dato che anche Alex, Paolo e Valerio hanno contribuito in sede di songwriting. Per quanto riguarda ScreaMachine i brani nascono spesso da un singolo riff, dalla voglia di concretizzare un certo tipo di atmosfera, da una bozza di coro o semplicemente da una “strimpellata” casuale al momento giusto.
Ho la fortuna di conoscere bene la materia in quanto, come dicevo prima, si tratta di sonorità che mi accompagnano sin da quando ero un ragazzino, quindi una volta trovato il giusto abbrivio è abbastanza naturale arrivare ad una prima bozza di pezzo. Successivamente sottopongo lo scheletro del brano ai ragazzi della band, i quali forniscono il loro fondamentale apporto in fase di arrangiamento ed, in particolare, Valerio (Caricchio, cantante) mi fa ascoltare qualche idea per le melodie vocali che spesso e volentieri definisce la canzone in maniera fondamentale.
Questa pandemia vi ha ispirati diversamente?
Quando la pandemia si è scatenata eravamo già in fase di mixaggio del disco, quindi non c’è stata alcuna influenza dal punto di vista compositivo.
Al contrario, abbiamo sfruttato questo momento di pausa forzata per sondare il terreno con calma e cercare una buona etichetta. Considerato che siamo riusciti ad approdare a Frontiers, che da sempre ritengo una delle etichette leader nel rock, mi viene quasi da pensare che questo momento di riflessione obbligata in parte ci abbia aiutato a focalizzare meglio il progetto ScreaMachine.
Per quanto riguarda la parte musicale, abbiamo quasi tutti una buona dimestichezza con la tecnologia e riusciamo a lavorare continuamente ed a scambiarci idee attraverso internet, registrando in proprio e poi collaborando in remoto, qualunque sia il colore della zona in quel momento.
Progetti per il futuro?
Non è facile fare dei progetti in questo momento, specialmente per una band al debutto. In condizioni normali ti avrei parlato di attività live, ma allo stato è difficile capire quando tutto questo finirà e, soprattutto, in che condizioni verserà non solo l’ambiente musicale, ma l’intera scena dell’intrattenimento in generale, che, a mio modo di vedere, è stata colpevolmente trascurata in sede di stanziamento dei ristori e supporto economico.
Dovendo attendere per scatenarci sul palco ed avendo finito il primo disco, quindi, abbiamo deciso di impegnarci in quello che ci viene spontaneo: scrivere nuove canzoni.
Durante gli ultimi mesi, infatti, abbiamo creato gran parte del materiale che, opportunamente rielaborato, andrà a finire sul secondo disco. E’ il nostro modo per stare vicino al pubblico e dare loro un pezzo di ScreaMachine, che si tratti di un concerto o di nuova musica.
Quindi direi che il progetto è tornare al più presto con un nuovo lavoro che possa segnare un ulteriore passo in avanti per il nostro sound, pur mantenendoci fedeli al tipo di sonorità che contraddistinguono il gruppo.
C’è un musicista con cui vi piacerebbe collaborare?
Pur essendo solo al debutto, quantomeno con ScreaMachine dato che noi tutti siamo sulla scena, con diverse realtà come Stormlord e Kaledon, da oltre una ventina di anni (ahinoi, questo rivela anche la nostra età), abbiamo già avuto la fortuna di collaborare con quattro talentuosi guitar hero italiani: Massimiliano Pagliuso dei Novembre e degli Oceana, Simone Mularoni dei DGM, Andrea Angelini, mio compagno di band negli Stormlord e Francesco Mattei dei Noveria.
A questi straordinari musicisti si sono aggiunti due ospiti internazionali di grandissima caratura: il leggendario bassista fretless Steve Di Giorgio, noto per la sua militanza in Death, Testament, Iced Earth, Sadus e decine di altre band che hanno fatto la storia di questo genere musicale, ed il carismatico cantante Herbie Langhans, voce dei Firewind, Sonic Haven e noto anche come guest della all star band tedesca Avantasia.
Quindi ammetto di essere piuttosto soddisfatto dal punto di vista delle collaborazioni, anzi, forse ora è il caso che noi impariamo a suonare bene quanto gli ospiti che invitiamo, perché se lo fanno gli altri per te è troppo facile…
Certo, se poi Rob Halford dei Judas Priest passasse per Roma ed avesse cinque minuti liberi per un duetto, ci renderemmo subito disponibili, fidati.
Ultima domanda: un messaggio per i lettori
Innanzitutto ringrazio CronacaTorino per averci concesso questo spazio.
Questo disco è un lavoro di pura passione, suonato con il solo desiderio di confrontarci con le radici di quella musica che non ha mai smesso di farci sognare: l’heavy metal.
Dateci una chance, mostrateci il vostro supporto e veniteci a trovare seguendo i link riportati di seguito, vi assicuro che dove ci sono gli ScreaMachine il volume è bello alto e la birra scorre sempre a fiumi!
(Alessandro Gazzera)
Foto: screamachineband.com

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