Intervista a Bryan Beller, il geniale bassista americano si racconta a CronacaTorino

Bryan Beller torna su CronacaTorino e ci racconta i suoi "The Aristocrats", il 2020, il nuovo disco con Joe Satriani e il legame molto speciale con Torino

Photo by Arhur Rosato

Bryan Beller è un gradito ritorno su CronacaTorino.it. Il geniale bassista di Charlottesville ha raccontato questo 2020 così pazzo e il Tour interrotto in Italia, ma anche le speranze per il futuro e un legame molto speciale con Torino.
Ecco cosa ci ha raccontato:
Ciao Bryan, bentornato! Ci racconti questo 2020?

Dunque, nella prima parte di questo 2020 ero in Italia. A febbraio, infatti, quando il mondo si è fermato era in corso il tour con i “The Aristocrats”. Speravamo di finire tutte le date e da lì ripartire, ma non è stato possibile.
Ho passato molto più tempo a casa, ed è stato sinceramente carino poterlo fare. I Tour, da Joe Satriani ai “The Aristocrats”, sono stati cancellati o spostati di un anno.
Ho approfittato di questo periodo comunque lavorando da casa, ho fatto musica con altri musicisti e ho fatto anche delle lezioni online.
Hai citato il Tour di Joe Satriani, ci sono novità in merito? Sarà possibile vedervi nel 2021?
Non lo sappiamo ancora. Saremmo dovuti partire ad aprile, ma come sai il mondo si è fermato. In quel momento la cosa più normale da fare è stata posticipare, ma ora siamo a dicembre e concretamente non si sa ancora nulla. Noi speriamo di poter suonare, ma chiaramente la salute e la sicurezza di tutti vengono prima.
Parlando invece dei “The Aristocrats”, il vostro ultimo disco “You Know What…?” è davvero un lavoro notevole. Ce ne parli? Io ho apprezzato particolarmente le canzoni “Spanish Eddie” e “All Said and Done”.
Grazie, lo apprezzo molto. Volevamo fare qualcosa di veramente speciale con questo disco e fare un passo avanti rispetto a “Tres Caballeros”. Credo veramente che ci siamo riusciti, io, Guthrie e Marco attraverso un lavoro corale che ha portato al risultato che vedete oggi.
“Spanish Eddie” è una canzone favolosa che combina il flamenco con un genere più fusion, mentre “All Said and Done” ha delle atmosfere molto beatlesiane.
Complessivamente credo davvero che questo sia il nostro miglior disco.
Nella tua carriera hai lavorato con Joe Satriani e Steve Vai. Che differenze hai trovato tra loro?
Sono due artisti molto diversi. Steve è uno che cerca perennemente l’impossibile ed è difficile a volte stargli dietro. Cerca sempre molto la spettacolarità e in questa ricerca è sicuramente simile a Frank Zappa.
Joe, invece, è più impostato sulle buone vibrazioni e sul passare dei bei momenti quando suoniamo tutti insieme. Il suo modo di lavorare è sicuramente più corale, le sue composizioni spesso escono da un lavoro di tutta la band che mette a nudo le emozioni. Dal vivo con lui sembra sempre una jam session tra amici quasi. Nei concerti di Steve assisti a momenti di improvvisazione, ma sembrano sempre delle cose davvero “pazze”.
Lavori anche con un amico del nostro giornale: Mike Keneally. Ci racconti qualcosa di lui?
Mike è un leader naturale, sa come trascinarti e farti dare sempre il meglio. Poi ha un bagaglio musicale così ampio che è pazzesco lavorare insieme. A lui devo gli insegnamenti su come si sta in un certo modo su un palco.
Progetti per il futuro?
Come The Aristocrats abbiamo lavorato su un nuovo progetto durante la quarantena. Poi con Joe Satriani abbiamo lavorato sul suo nuovo disco che speriamo presto di poter portare in Tour. Ho avuto molto lavoro con diversi musicisti e sto anche lavorando a un mega album su cui non posso dire molto.
Ho usato questo periodo per aggiornare la mia attrezzatura da musicista in casa, durante questa era di Covid le nuove tecnologie possono aiutare molto i musicisti nel creare e nel fare cose nuove.
Qualche ricordo dell’Italia?
Oh, credo che questo 2020 in Italia non me lo scorderò mai. A Febbraio ero a Torino con la mia fidanzata, che è cresciuta nella vostra città, e abbiamo visto tutti quegli incredibili portici. Siamo stati poi a Milano, a Genova, a Parma e a Terni. Arrivati verso il Sud Italia abbiamo cominciato a sentir parlare di questo virus e i nostri concerti a Roma e a Torino sono stati cancellati.
Eravamo in albergo vicino a  Firenze quando abbiamo sentito dalla televisione che l’Austria voleva chiudere il confine con l’Italia. Ci siamo trovati nella hall e ci siamo chiesti: “Restiamo o andiamo via?”.
Vedendo la situazione abbiamo preferito andare via e ci è davvero dispiaciuto molto. Avremmo dovuto suonare in Austria e poi proseguire, ma non è stato più possibile.
Un messaggio ai fans italiani tuoi e dei “The Aristocrats”
Siamo stati contenti di aver suonato da voi a febbraio, anche se non è finita come avremmo voluto. Mi dispiace davvero molto per come l’Italia è stata subito colpita da questo virus. Non mollate, non è un bel periodo, ma sono sicuro che ne verremo fuori. Vorrei fare le condoglianze a tutti quelli che hanno perso qualcuno per colpa di questo virus.
Speriamo davvero di poter tornare presto, nel mentre “Have a drink” e il più possibile passatevela bene. (Alessandro Gazzera)
Foto in evidenza: Drew Stawin

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