Situazione Elco Leinì, le novità dopo l’incontro di ieri

FIOM LogoIeri si è svolto in Regione un incontro tra Fiom, l’assessorato al lavoro della Regione Piemonte e la Città Metropolitana allo scopo di trovare una soluzione positiva per i lavoratori della Elco (ex Corona), storica azienda di eccellenza che produce circuiti stampati per l’elettronica, che a giugno ha aperto la procedura per il licenziamento di tutti i 42 dipendenti dello stabilimento di Leinì.

 

La Fiom-Cgil e i lavoratori hanno messo in campo le iniziative utili a raggiungere con l’azienda un accordo che preveda l’utilizzo dei contratti di solidarietà, suddividendo il lavoro tra tutti i dipendenti per preservare così la capacità produttiva e le professionalità, e attraverso l’attivazione di corsi di formazione, la riqualificazione professionale per i lavoratori che da tempo sono sospesi in cassa integrazione. Nel corso dell’incontro l’azienda ha confermato le proprie intenzioni, precisando che potrebbe esserci lavoro per circa metà degli addetti solo a condizione che l’altra metà accetti il proprio licenziamento. In caso contrario l’azienda ha annunciato l’imminente invio delle lettere di licenziamento a tutti i lavoratori dello stabilimento di Leinì e lo spostamento della produzione nell’altro stabilimento di Carsoli (Aq).

 

Le Rsu e la Fiom-Cgil hanno naturalmente ribadito le proposta dei contratti di solidarietà e della formazione. La Regione Piemonte e la Città Metropolitana, come espresso dai funzionari presenti, ritengono invece che anche per effetto delle nuove disposizioni del Governo, l’utilizzo degli ammortizzatori sociali debba essere limitato e non debba servire a conservare i posti di lavoro, sostanzialmente così aderendo alla posizione aziendale.

 

Ugo Bolognesi della Fiom Cgil di Settimo Torinese, dichiara: “Ci saremmo aspettati un ruolo di attiva mediazione della Regione Piemonte in difesa del lavoro e del territorio. Le indicazioni politiche del Governo nazionale e regionale vanno invece nella direzione di lasciare mano libera all’impresa consentendo anche i licenziamenti e, con questi, l’ulteriore perdita di reddito, competenze professionali e capacità produttiva nella nostra Regione. Noi continueremo a batterci in difesa dei posti di lavoro e dei lavoratori respingendo questa impostazione e i ricatti aziendali”.

 

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Massimiliano Rambaldi